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“Quell’8 Settembre…” recensione di Gennaro Mercogliano

domenica, 8 maggio 2011

Chi scrive un libro di verità mette in gioco naturalmente se stesso. Questo nobile gesto ha compiuto Corrado Minnicelli nell’interpretare il suo lavoro letterario uscendo, per così dire, extra moenia.

Dalla valentìa che lo ha reso indiscusso principe del Foro, dirigente politico di vaglia, giornalista à la page, al cimento narrativo il passo è breve, se si hanno i mezzi per affrontare una fatica inusuale nell’“aringo rimaso”.

“Tutto lo scrittore – sosteneva un celebre purista amico di Leopardi, Pietro Giordani – sta nella lingua e nello stile. La lingua sono i vocaboli e le frasi. Lo stile è la distribuzione delle idee, la collocazione dei segni. Se la lingua fosse pittura – aggiungeva – diremmo che i vocaboli e le frasi sono colori di questa natura; lo stile ne è il colorito”.

E non v’è dubbio che, a parte il colorito (la retorica che lui aborriva), don Corrado, padrone della lingua, di stile ne avesse parecchio: galantuomo autentico, amabile nel sorriso, pronto nelle decisioni, accuratissimo nell’agire, capace di sintesi sostanziali del pensato e del vissuto; attento “alla realtà effettuale” senza machiavellismi, a quella che raccomandava ai figli essere “la sostanza delle cose”, io lo ricordo incedere sicuro, un po’ flesso, elegantemente, sul fianco, in piazza SS. Anargiri, il cappello un po’ malandrino sul suo cranio lunare, portato in trionfo all’uscita dal Tribunale da gente cui aveva reso giustizia nel processo. Un principe borghese che cammina in mezzo alla folla, e perciò uno scrittore, secondo la definizione di Thomas Mann o il ritratto che ne faceva Charles Louis Philippe in Bubù de Montparnasse, il quale, meglio di chiunque altro, chiarisce come la vita si travasi nell’opera: “Uno che cammina porta con sé tutte le cose della sua vita e le rimescola nella testa”, per dar vita, diciamo, alla parte immortale di sé, il libro, l’estensione infinita della vita stessa, mai compiuta nel suo bisogno di perfezione.

Corrado Minnicelli, considerandolo esclusivamente dal punto di vista dello scrittore, meritava questo prologo, e lo meritava anche questo libro, vero e prezioso.

Libro di verità – come si diceva – più che di invenzione; e comunque misto di verità e d’invenzione, orbitante, per questo, nella sfera del romanzo, ma più prossimo al genere del racconto realistico per qualità e quantità di scrittura. Un racconto lungo fatto dall’interno dell’evento biblico da un ufficiale del Regio Esercito, testimone sollecito ai destini della Patria e all’assuefazione, pur nel disagio e nel generale sbandamento delle coscienze, delle proprie idee e d’una propria concezione della guerra, fondata sulla resistenza, sulla ricostruzione, sul progresso sociale, sulla fratellanza e sulla pacificazione universale.

Il titolo, Quell’8 settembre, propone, con il dimostrativo della individuazione determinata e della lontananza, “quello”, la duplice istanza letteraria dello scritto: nella direzione del realismo, appunto (proprio quell’8 settembre) e della memoria, che fissa quel lacerto cronologico in un punto sacrificale, che vorrebbe trovarsi lontano dal dolore, e che però permane in modo lancinante presente all’appello della memoria.

Gennaro Mercogliano


PRESENTAZIONE DEL LIBRO “QUELL’8 SETTEMBRE…” di CORRADO MINNICELLI

venerdì, 4 marzo 2011

 ORE  17:30  LUNEDI’  7  MARZO  2011 PALAZZO SAN BERNARDINO – ROSSANO

 

NOTIZIE  SULL’ AUTORE

Corrado Minnicelli nacque a Rossano nell’anno 1921 e dopo aver partecipato all’evento bellico mondiale, si laureò  in giurisprudenza, presso la Facoltà di Roma “La Sapienza” nel 1947. Ufficiale del Regio Esercito, partecipò alla presa del Principato di Montecarlo, immediatamente dopo l’entrata dell’Italia nel conflitto mondiale. Protagonista della rinascita post fascista della Calabria, militò nelle file del Partito Socialista Italiano, del quale fu per lungo tempo dirigente ed al quale risultò iscritto fin dal 1947. Fu parte di quel fermento e di quell’ansia di rinnovamento che caratterizzerà buona parte della classe intellettuale e professionale dell’epoca.  Agli inizi degli anni 60 fu tra i promotori della svolta di centro sinistra ed assunse la carica di Vice Sindaco nella prima Giunta organica di centro sinistra del Comune di Rossano, annoverata tra le prime d’Italia.Fine editorialista, nel 1961 fondò il periodico “Il Pungolo” che sarà diffuso in tutta la Piana di Sibari per circa un quinquennio. Successivamente ricoprì la carica di Sindaco della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania. Agli inizi degli anni 70 abbandonò la politica attiva, per dedicarsi maggiormente alla professione ed allo studio. Eletto per molti anni nel Consiglio dell’Ordine degli Avvocati vi fu Segretario dal 1981 e Presidente dal 1988 al 1990 allorquando abbandonò per ragioni di salute. Scomparirà il 7 marzo del 1991.