… Letti per voi

Pablo Neruda – Confesso che ho vissuto

giovedì, 26 gennaio 2012

Pablo Neruda – Einaudi – 2005

« Queste memorie, o ricordi, sono discontinue e a tratti si smarriscono perché così appunto è la vita… La mia vita è una vita fatta di tutte le vite: le vite del poeta. »

“…le mie poesie più antiche scritte tra il 1918 e il il 1919. Leggendole ho sorriso di fronte il dolore infantile e adolescenziale, di fronte al sentimento letterario di solitudine…[...]”

“Lo scrittore giovane non può scrivere senza questo sussulto di solitudine, anche se fittizio, così come lo scrittore maturo non farà nulla senza il sapore di umana compagnia, di società.”

Un anno prima della sua scomparsa, il premio Nobel per la Letteratura Pablo Neruda cominciò la redazione definitiva delle sue memorie, che furono pubblicate postume. Composto da dodici quaderni, ciascuno dei quali si riferisce a importanti momenti della vita del poeta, il libro è scritto in una prosa nervosa che procede per sprazzi e illuminazioni, nelle quali il dato vissuto e il ricordo finiscono per sostanziarsi in immagini magiche, cariche di significati simbolici

Confesso che ho vissuto – Pablo Neruda

Pablo Neruda


IL PICCOLO PRINCIPE

sabato, 24 dicembre 2011

“Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”

“…In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo….”
“Chi sei?” domandò il piccolo principe, ” sei molto carino…”
“Sono la volpe”, disse la volpe.
” Vieni a giocare con me”, disse alla volpe, ”non posso, non sono addomesticata”. ”Ah! scusa “, fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:

” Che cosa vuol dire addomesticare?”
” Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe” che cosa cerchi?”
” Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
” Che cosa vuol dire addomesticare?”
” Gli uomini” disse la volpe” hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso!
Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?”
“No”, disse il piccolo principe. ” Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?”
” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
” Creare dei legami?”
” Certo”, disse la volpe. ” Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma, se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”

Antoine de Saint-Exupery – Bompiani


L’uomo che parla ai cani

domenica, 27 novembre 2011

“con un cane nella vostra vita non vi sentirete mai soli”

“un cane vi appoggerà sempre, nel bene o nel male”

“una casa non è una casa senza un cane”

Cesar Millan & Melissa Jo Peltier  – Salani 2008

Profondo e straordinario conoscitore del comportamento e del linguaggio dei cani, fondatore del Dog Psychology Center per il recupero e il reinserimento dei cani più problematici, Cesar Millan è una vera e propria star. Il suo programma “Dog Whisperer” in onda in Italia su “Cielo” canale di Sky e del digitale alle 20.00  è seguito costantemente da milioni di telespettatori. A lui si sono rivolti celebri attori e attrici di Hollywood, imprenditori miliardari, personaggi influenti del mondo della comunicazione e gente comune, tutti con lo stesso problema: come fare a stabilire un rapporto equilibrato con il proprio cane? Come rendere felice il proprio amico a quattro zampe? In questo libro, che ha venduto oltre un milione e mezzo di copie, Cesar Millan spiega i fondamenti del proprio metodo:

imparare a trattare (e rispettare) il cane in quanto animale;

evitare ogni forma di umanizzazione;

smettere di credere che il cane abbia le stesse necessità di un bambino.

Perché spesso non è il cane ad aver bisogno di addestramento: è il padrone. I comportamenti, le nevrosi e le abitudini umane, infatti, sono quasi sempre la causa delle ansie, degli squilibri e delle ossessioni dei cani. Una guida completa, ricca di esempi tratti dall’esperienza diretta dell’autore, che aiuta a comprendere la psicologia e il linguaggio del nostro cane e permette di creare con lui un legame appagante, profondo e duraturo.

Dello stesso autore – Il capobranco sei tu – Salani 2010 – Uno di famiglia – Salani 2011


La mossa del cavallo

giovedì, 8 settembre 2011

« Il cavallo è l’unico pezzo del gioco che può scavalcare gli altri… »

(A. Karpov Il manuale degli scacchi)

Andrea Camilleri – Rizzoli 1999

Un coinvolgente romanzo storico-politico che trae spunto da un reale fatto di cronaca: l’assassinio di un prete corrotto.

Nell’ ottobre dell’anno 1877 si svolge la farsa tragica del ragioniere Giovanni Bovara, nato a Vigàta, ma ormai genovese d’ adozione poiché da bambino con la sua famiglia si è trasferito a Genova.

Siamo nella Vigàta di fine Ottocento : il protagonista Bovara, un “siciliano che parla genovese”, pensa e sogna in lingua ligure e questo lo isola e lo immunizza dall’ambiente circostante. Nello stesso tempo tuttavia ciò gli impedisce di capire la trama dei rapporti criminali che viene intessuta su di lui. Il direttore generale delle Finanze a Roma, venuto a sapere di sospetti episodi di corruzione ma soprattutto della poco chiara morte di due ispettori, invia il ragioniere Bovara come nuovo Ispettore Capo dei Mulini a Montelusa per indagare e riferire.

L’ispettore sta andando a cavallo ad ispezionare un mulino quando sente esplodere vicinissimo due colpi di fucile. Pensando di essere la terza vittima mancata da aggiungere ai suoi due predecessori estrae il revolver che porta con sé e cerca di scoprire i sicari ed invece trova morente il “parrino” Artemio Carnazza, un prete donnaiolo avido e corrotto, che con l’ultimo respiro che gli rimane denuncia all’ispettore il suo assassinio in uno scambio di battute tra la tragedia e la farsa:

«Mo…ro mo…ro cu…scinu… Fu… fu… moro… cuscinu»
«Vuole un cuscino?» gli spiò (chiese) Giovanni intordonuto (sbalordito)
«Ffffff…. aaaaaa… nnnnnn… cu… lo…» disse il parrino (prete)… e morì.

Il prete ha rivelato a Bovara che il suo uccisore è stato suo cugino (cuscinu) con il quale si contrastava da anni per certe proprietà. L’ispettore corre ad avvertire i carabinieri e lungo la strada racconta a tutti l’accaduto e la denuncia del morto.

Ma poche ore dopo aver reso la sua deposizione viene arrestato e accusato proprio dell’omicidio denunciato.

Questo drammatico rovesciamento dei ruoli lo costringe a combattere per affermare la propria innocenza; e ci riuscirà, recuperando il suo dialetto, il siciliano e con esso il modo di pensare dei suoi padri.

E’ questa la mossa imprevista che spiazza l’avversario, la mossa che, infine gli darà la vittoria.


Camere separate

martedì, 30 agosto 2011

Camere separate – Pier Vittorio Tondelli – Bompiani 1989

Questo toccante e splendido romanzo di Pier Vittorio Tondelli, non presenta una vera e propria trama, ma tre movimenti che corrispondono ad altrettanti momenti nella vita di uno scrittore poco più che trentenne, Leo, omosessuale dichiarato, alle prese con l’enorme dolore della perdita del compagno, Thomas.

Attraverso lunghe riflessioni e continui flashback il lettore impara a conoscere i vari tasselli della vita di Leo e Thomas, conosciutisi quasi per caso una sera durante un party a Parigi. Leo è uno scrittore di successo, spesso in giro per conferenze e presentazioni; è originario di un non meglio specificato paese della bassa padana e vive tra Milano, Parigi, Londra.

Thomas, invece, è di Monaco di Baviera, ma si trasferisce ben presto a  Berlino Ovest.

I due amanti si incontrano spesso in giro per l’ Europa, trascorrono le vacanze insieme, intraprendono lunghi giri, ma Leo è ben attento a lasciarsi sempre una via d’uscita.

Il loro rapporto è descritto proprio dal titolo del romanzo: vivono in due camere, separati da duemila chilometri di distanza.

Hanno così la possibilità di vedersi quando desiderano, ma anche di ritirarsi nella propria solitudine quando ne hanno la necessità.

Thomas, però, non è in grado di stare solo e quindi inizia una relazione con una ragazza, che, per sua ammissione, lo ama come Leo lo ama, ma oltre a ciò vuole anche restargli accanto. Questo strano rapporto a tre, che all’inizio scatena vere e proprie crisi di gelosia in Leo, viene chiuso ben presto dalla malattia incurabile di Thomas, che, poco più che venticinquenne, muore in un ospedale di Monaco dopo aver preso congedo, mestamente e quasi sottovoce, da Leo.

Nel tentativo di venire a capo del proprio immenso dolore Leo ritorna al suo paese d’origine, dove trascorre le festività pasquali e assiste alle celebrazioni del Venerdì Santo, poi si mette alla ricerca del suo primo ragazzo, Hermann, che lui stesso aveva deciso di lasciare anni prima perché lo stava conducendo in un rapporto di morte, fatto di droga, litigi e tradimenti.

Leo ormai si sente come un vedovo, a cui l’amore sarà per sempre negato e, durante un viaggio negli Stati Uniti, per la prima volta si scopre nel ruolo di quello che è disposto a pagare per poter godere delle gioie del sesso. Questo fatto lo spaventa e lo rende consapevole del mutamento che è avvenuto in lui.

Alla fine del romanzo, dopo aver iniziato con Eugenio un’amicizia senza troppe pretese, Leo parte per il  Canada, dove terrà una conferenza su  Jack Kerouac. Nelle ultime righe si accenna al fatto che Leo ha una malattia incurabile.


Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro

venerdì, 8 luglio 2011

Enrico Brizzi – Mondadori – Strade Blu 2007

E’ l’estate del 2006. Quattro amici trentenni, lasciati a casa mezzi a motore, famiglie e altri fardelli, sono in cammino lungo il tratto alpino dell’antica Via Francigena: mille miglia che, ricalcando le tracce dei viandanti medievali, uniscono Canterbury a Roma.

Così, lungo i sentieri che dal lago Lemano salgono verso il valico del Gran San Bernardo, da secoli l’ingresso in Italia per viaggiatori, condottieri e pellegrini, il ritmo dei passi consente a ciascuno di fare ordine nella mente e di trovare le parole per raccontarsi agli altri: c’è Galerio, il fotografo che ha visto fallire il sogno di aprire una libreria e ne sta ancora pagando i debiti; c’è Leo, un piccolo imprenditore che teme la concorrenza cinese ben più dei metri di dislivello che lo attendono; e, ancora, Elvio, giovane precario che deve misurare i propri sogni con i guadagni magri e incerti; infine il narratore, l’anima del gruppo, che ha lasciato a casa tre figli piccoli e sa che per salire è meglio risparmiare il fiato…

Un quartetto allegro e ben assortito, quattro voci maschili figlie del nostro tempo, capaci di interrogarsi sul proprio ruolo nel mondo, ma anche di scherzare e, quando serve, tacere per godere la bellezza dei luoghi, il silenzio e la pace delle Alpi.

Mentre il piccolo drappello risale le valli a passo d’uomo, e nei bar di paese gli schermi televisivi trasmettono le partite dei Mondiali di calcio, dalla Germania giunge un compagno non previsto, il pittoresco e inquietante: Bern, un sedicente pellegrino coperto di tatuaggi di soggetto religioso, dal passato sregolato, convertitosi in età matura a un cattolicesimo intransigente e deciso a varcare le Alpi insieme ai protagonisti.

Quella che poteva essere una magnifica vacanza assume ben presto i toni di una fuga – ora divertente, ora angosciosa – dalla figura sempre più ingombrante del pellegrino tatuato, che alterna accessi di fanatismo a momenti di simpatia e tenerezza sincera. Al salire della quota altimetrica sale anche la tensione degli eventi, che dopo l’incontro con un gruppo di scout culminano in un episodio di violenza incontrollata, dalle cui conseguenze i nostri protagonisti si vedranno loro malgrado coinvolti…


Io uccido

venerdì, 24 giugno 2011

« ”Anche in questo siamo uguali.
L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco.
Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia.
Io no.
Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.”

“E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male?”

“Io uccido…” »

 

Giorgio Faletti – Io uccido - collana Romanzi e Racconti, Baldini&Castoldi 2002

Il protagonista della storia è Frank Ottobre, agente dell’FBI, temporaneamente in congedo dopo il suicidio di sua moglie. Una ferita tremenda che torna continuamente a tormentare la mente dell’agente, oppresso dal senso di colpa. Per allontanarsi dalla triste aria di casa, Frank si reca nel Principato di Monaco, dove vive un suo amico, il commissario Nicolas Hulot, con il quale inizierà un’indagine molto complicata.

Nel Principato, infatti, poco dopo il Gran Premio di Formula Uno, Jean-Loup Verdier, un dj di Radio Monte Carlo durante la trasmissione Voices, che egli conduce, riceve la telefonata di un uomo dalla voce artefatta che si fa chiamare “Uno e Nessuno” e che preannuncia la sua intenzione di uccidere per curare il proprio male, concludendo la telefonata con un brano musicale che solo in seguito si scoprirà essere un indizio per arrivare alla sua vittima. Inizialmente l’episodio viene archiviato come uno scherzo, ma il giorno dopo vengono ritrovati i cadaveri di Jochen Welder, campione di Formula 1 e della sua compagna Arijane Parker, campionessa di scacchi di fama mondiale. Hanno il volto orrendamente mutilato e sulla scena del delitto, scritto col sangue   ”io uccido…”.

Le indagini dei commissari iniziano proprio da questa frase; da qui in poi Nicolas Hulot e Frank Ottobre ingaggeranno una vera e propria sfida con il serial killer, chiamato “Nessuno”, che prima di ogni delitto, telefonerà nella trasmissione di Jean-Loup Verdier, lasciando contorti indizi, e sfidando la polizia scrivendo con il sangue delle sue vittime, sui luoghi del delitto, il suo infame marchio: “Io uccido”.

 I due danno la caccia all’assassino, che sembra umiliarli precedendo i propri crimini con una telefonata alla radio, in cui lascia un indizio musicale sulla sua prossima vittima. L’assassino, nel frattempo, continua ad uccidere ed in seguito alla morte, nella stessa notte, di altre due persone, Hulot viene sollevato dall’incarico per la lentezza con cui proseguono le indagini; continuerà comunque da solo la ricerca dell’identità dell’assassino, chiamato Nessuno e, grazie a un’impercettibile traccia lasciata nel video dell’omicidio di Yoshida, ovvero la copertina di un lp di un musicista jazz, Hulot riesce a scoprire chi è l’assassino ma viene subito ucciso da quest’ultimo.

Frank, spronato ancora di più dalla morte del suo amico, riesce finalmente a interpretare una scritta lasciata da una delle vittime che lo porterà, non senza ulteriori colpi di scena, alla soluzione del caso.


Almost Blue

martedì, 14 giugno 2011

Almost Blue

Carlo Lucarelli . Einaudi. Torino 1997.

“Almost Blue” è un romanzo noir che tiene col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.

Teatro di questa sanguinosa vicenda è la città di Bologna, dove si susseguono una serie di delitti violenti e misteriosi, ed è proprio sulla scena di uno di questi omicidi che si apre il racconto. L’assassino è un serial killer, l’iguana, che uccide le sue vittime assumendone di volta in volta l’identità.
Il protagonista è Simone, un giovane, cieco dalla nascita, che ci accompagna con la sua anima delicata fin dentro la vita delle persone, inclusa quella delle vittime e dell’assassino. Simone infatti possiede un radio scanner, in grado di captare le frequenze di radio e telefonini, che è solito mettere in funzione ogni sera mentre, chiuso in camera, ascolta le sue musiche preferite.

Sul piatto del giradischi c’è sempre lo stesso disco di Chet Baker, che suona la canzone “Almost Blue”, uno dei suoi pezzi più famosi, un pezzo di rara bellezza e poesia nella storia del jazz, che non solo attraversa l’intero racconto, ma gli dà anche il titolo.

Lo scanner di Simone e questa sua strana abitudine di ascoltare ogni sera le voci della sua città saranno la chiave di svolta nelle indagini di Grazia, l’ispettrice di polizia incaricata di risolvere il caso. Simone ha imparato a distinguere, conoscere e riconoscere le voci, la musica delle parole, i colori dei suoni. Egli infatti attribuisce alle voci delle persone un colore per definirle, per sentirle meglio.

Proprio attraverso lo scanner Simone sente per la prima volta la voce di Grazia, “… una voce blu, una voce rara, bella…”
Anche la voce dell’assassino filtra attraverso lo scanner… Così la lettura, veloce e avvincente, prosegue tra una musica dolcissima e un delitto raccapricciante, tra il febbrile ritmo delle indagini di Grazia e di Simone e il pensiero di lui, l’iguana, che di tanto in tanto si affaccia, svelandoci le sue ossessioni e lasciandoci prevedere, inquieti, le sue mosse.
Il finale è incalzante e sorprendente e non posso svelarvelo. Ma se potessi dare a questo libro un colore sarebbe sicuramente il BLU.


Memorie di una geisha

venerdì, 3 giugno 2011

Arthur Golden. Collana “La Gaja scienza”. Edito da Longanesi 1998.

“Ora so che il nostro mondo è tanto instabile quanto un’onda che si innalza in mezzo all’oceano. Quali che siano stati i nostri conflitti e i nostri trionfi, per quanto indelebile sia il segno che questi abbiano potuto lasciare su di noi, finiscono sempre per stemperarsi come una tinta a acquarello su un foglio di carta.”

Ambientato nel Giappone dei primi del novecento, racconta la storia di Chiyo Sakamoto piccola bambina che nasce e cresce in un piccolissimo villaggio del Giappone, Yoroido. “Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno: radicata nel terreno come un albero Sakura. Ma a me diceva che ero come l’acqua. L’acqua si scava la strada anche attraverso la pietra, e quando è intrappolata l’acqua si crea un nuovo varco”. Chiyo vive con i suoi genitori e sua sorella Satzu in una piccola casa in semplicità, ma la sua vita e quella dei suoi familiari è destinata presto a cambiare, infatti quando la madre di Chiyo si ammalerà gravemente, il vecchio padre non potendo più accudire le figliolette, deciderà di affidarle alle cure di un uomo benestante che le farà però condurre lontano da Yoroido, a Kyoto. Giunte nella città le ragazze si sentono smarrite, impaurite e impressionate dalla grandezza della città ma il destino le metterà ancora a dura prova separandole; difatti, Satzu, ritenuta meno promettente, viene venduta presso una casa di malaffare mentre Chyo, esile come un giunco e con straordinari ed insoliti occhi grigio azzurri, verrà portata all’Okiya Nitta,  una casa di geishe. Ma la vita nell’okiya non sarà semplice. Ella attira inconsapevolmente, le invidie dell’unica geisha dell’okiya, la splendida quanto perfida Hatsumomo. Passano mesi difficili per la povera Chyo che dopo varie peripezie riuscirà a trovare sua sorella e a progettare una fuga con lei verso la loro vecchia casa. Ma la fuga si trasformerà in disastro, Chyo non riuscirà a fuggire da Kyoto come invece farà sua sorella e al suo ritorno all’okya le prospettive di una nuova vita si infrangono come una barca sugli scogli: tentando di fuggire ha gettato discredito sulla casa e non potrà far altro che abbandonare gli studi da geisha e rassegnarsi alla vita da domestica. Ma un incontro inaspettato con un uomo affascinante (Il Presidente Iwamura Ken) attratto dal colore dei suoi occhi grigio azzurri, le dona nuova vita e soprattutto un obiettivo.

Diventare una geisha. Difatti qualche tempo dopo questo incontro inaspettato, la vita di Chyo cambierà ancora una volta direzione.

Questo avverrà grazie all’interessamento che una delle più grandi geishe di Gion avrà per lei. Grazie al sapiente aiuto di Mameha, che la adotta come sorella minore, la nostra protagonista riuscirà a diventare apprendista (Maiko) e poi una geisha pronta a rivaleggiare con Hatsumomo. Quando la protagonista comincerà l’apprendistato riceverà un nuovo nome : Sayuri.

Con il suo successo, Sayuri non solo diventa una geisha di successo, ma riesce a liquidare i debiti che la legavano all’okiya Nitta quando lei era una domestica e verrà poi anche adottata come figlia ed erede futura dell’okya dalla padrona, la Madre Nitta Kayoko.

Così tra successi e danze,tra dolori e rivalse Chyo Sakamoto scomparirà sotto un velo spesso di cerone bianco e dietro labbra rosse, lasciando per sempre il posto a Sayuri Nitta. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale però e l’impatto che ebbe sul Giappone, rappresentano un’altra sfida di rilievo per l’eroina. I suoi successi diventano rapidamente irrilevanti, e la sua bellezza fisica viene appannata dal lavoro manuale e dalla mancanza di cibo. La vita di sfarzi ed eleganze è rimpiazzata da una nuova realtà: la sua personale valle oscura. Ma a guerra finita Sayuri torna a Gion dove ricomincia la sua vita di geisha che la porterà questa volta nella direzione da lei sempre sperata ovvero all’amore del Presidente.

“Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un’unica direzione finché non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso”.

“La parola “geisha” significa “artista”, ed essere geisha vuol dire essere valutata come un’opera d’arte in movimento.”


La solitudine dei numeri primi

martedì, 24 maggio 2011

La solitudine dei numeri primi

Paolo Giordano.  Edito da Mondadori 2008.

Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. Una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia di unirsi al gruppo di ragazzi che si appresta a salire in vetta, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. La lasciamo sulla neve credendo che morirà assiderata. Invece si salva, ma resterà zoppa e, soprattutto, segnata per sempre.

Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi compagni e, per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa di compleanno, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che lei lo aspetterà, che non dovrà muoversi dalle panchine del parco, che lui tornerà. Ma al suo ritorno, Mattia non ritroverà più Michela. In quel parco, Michela si perde per sempre, inghiottita dalla luce del giorno che va scemando tra gli alberi, inghiottita dal rumore del torrente che scorre nel parco.

Le vite di Alice e di Mattia, due esistenze segnate da profondi dolori, si incroceranno negli anni di una complicata adolescenza. Diventeranno, Alice e Mattia, adolescenti, giovani, adulti. Sempre vicini ma mai al punto di toccarsi come due numeri primi.